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Buongiorno amici.

Viste le tante leggende che circolano sull’olio di cannabis, volevo condividere una storia vera con voi.

Giulia è una mia cara amica, e quello che state per leggere è tutto vero. Mi ha dato il permesso di riportare la sua storia e l’esperienza con l’olio di cannabis perchè prima o poi potrebbe aiutare qualcuno.

Ma vi lascio a lei:


Da: giuliabasile86@gmail.com
A: polipainclinic@gmail.com
Oggetto: Grazie
Buonasera dottore, non pensavo che nella vita avrei mai potuto scrivere queste parole, ma all’improvviso ho realizzato e non posso che dire grazie, grazie, GRAZIE con tutto il mio cuore.

Pensavo di aver perso la mia vita per sempre.

Lou reed. I’m waiting for the man. Ho passato tutta la vita “waiting for my man” e posso dire di averlo trovato finalmente, mi ha salvato la vita, non ci voglio credere, non posso credere che questo stia succedendo davvero a me. Stasera ho finalmente aperto gli occhi e ho visto oltre questo muro di dolore che non mi ha mai abbandonato negli ultimi 17 anni, li ho aperti e ho visto le mie mani sgonfie e affusolate come non lo erano da non ricordo quando, le ho mosse, le ho strette, ho aperto la bottiglietta dell’acqua. Non ho più dolore, sono funzionali come tutto il resto del mio corpo, riesco a percepire chiaramente ogni sensazione e riesco a respirare di nuovo senza la secchezza al naso, senza la rinite, posso respirare a pieni polmoni, la secchezza alla gola è andata via, ho recuperato la mia voce da soprano, emozioni e sensazioni sopite ormai da troppi anni. I miei occhi non fanno più male, la mia lacrimazione è tornata, riesco a ridere, riesco a piangere, ho di nuovo la salivazione, il male alle orecchie se ne è andato, il male alla mandibola se ne è andato. Il mio stomaco ha ripreso a funzionare regolarmente, non mi fa più male, non ho più il reflusso, la colite se ne è andata, il mal di schiena è sparito, per la prima volta realizzo di essere viva, di essere qui, di avere tutta una vita davanti, e di poter abbracciare tutte le persone meravigliose che mi son state vicine in questi anni senza barriere di nessun tipo. Pensavo che non avrei mai pronunciato queste parole in vita mia, ma sono guarita. Ho passato gli anni come chiusa in una cella buia, attraverso la quale vedevo i miei cotanei correre, crescere, vivere, a volte mi sentivo come loro, ci interagivo, ridevo e scherzavo, ma a fine giornata, quando era l’ora di andare, se provavo a raggiungerli non ci riuscivo. Ci provavo a raggiungerli, lo giuro, ci provavo con tutte le forze che avevo in corpo, ma mentre loro sparivano all’orizzonte per prendere una delle infinite diramazioni che la vita può offrire, io ero sempre lí. Chiusa nella mia gabbia di dolore dalla quale intravedevo la vita affacciata alla finestra, senza riuscire mai ad afferrarla nonostante gli sforzi. Per la prima volta qualcuno ha spalancato le finestre di quella cella buia, ha aperto le porte, mi chiede di uscire, ed io mi affaccio intimorita, con la luce che mi brucia gli occhi da quanto è accecante, non ho mai visto una luce cosí bella. Mi sento come un bambino che vede per la prima volta il mare, che accarezza per la prima volta l’erba, che è meravigliato da tutte quelle incredibili sensazioni che lo sovrastano per la prima volta prima che se ne possa rendere conto. Persino gli odori di sempre sono diversi, è diversa la mia stanza con tutti i miei oggetti, che contemplavo e non vivevo, è diverso il mio letto, posso affondare tranquilla in quello che credevo essere il mio letto di morte per la prima volta e sentirmi rilassata, sentirmi al sicuro, sentirmi FELICE. È davvero questo il significato di avere una vita normale, è davvero questo il meraviglioso orgasmo che significa vivere godendo appieno di ogni momento? Sono venuta da lei il giorno del mio 31esimo compleanno, venivo da dei mesi orribili passati a letto facendomi da sola le iniezioni di antidolorifico sentendomi sempre peggio, ho sempre accettato e vissuto la mia malattia con positivitá ma in quei giorni è stata dura, talmente dura che ho pregato con tutte le mie energie mia madre per portarmi all’ospedale; le ho detto che non sapevo cosa si provasse a stare per morire, ma che chi sta per morire doveva sentirsi come mi sentivo io, perchè non riuscivo ad immaginare un dolore più forte di quello, ero paralizzata, non riuscivo a bere, non riuscivo a parlare, avevo talmente tanti buchi che il mio sedere era un livido unico.L’ ago che ho conficcato nella pelle con più gentilezza possibile, quel giorno si è piegato, e nel premere lo stantuffo ho pianto e urlato di dolore colpendo un nervo nel tentativo disperato di iniettare qualche goccia di antidolorifico nel mio corpo. Mia madre ha detto basta, e insieme a mio padre ha fissato l’appuntamento con lei. Mi è stato dato per il giorno dopo, 4 gennaio 2017, il mio compleanno appunto, e quando l’ho vista mi ha detto che mi avrebbe fatto un regalo. Mi ha visitata, e mi ha detto che avevo una bruttissima forma di fibromialgia e che era dispiaciuto che una ragazza cosí giovane dovesse stare in questo modo, non era giusto. Si è perfino scusato a nome di tutti i colleghi che mi hanno visitata e non mi hanno creduto, che mi hanno mandata dallo psicologo, che mi hanno detto che era tutto nella mia testa. Questo non gliel’ho raccontato io, lei lo sapeva giá, due sconosciuti le cui vite sono cosí lontane ma allo stesso cosí vicine, sapeva quello che avevo passato, sapeva che avevo visto mille medici, che le diagnosi che avevo ricevuto erano state parziali, sommarie e irrispettose di quello che realmente provavo. Sapeva che i miei genitori avevano speso migliaia di euro in visite e farmaci, nella speranza di vedermi stare meglio, quando poi negli anni ero solo stata peggio. Mi ha fatto una promessa, “tra 3 mesi non avrai più nulla Giulia, avrai di nuovo la tua vita, potrai camminare, vestirti da sola, lavorare, potrai farti un viaggio in autonomia, la tua vita sará diversa”. Sarò sincera, non le ho creduto, negli anni ho visto troppi medici promettere e non mantenere, mi è successo cosí tante volte di aggrapparmi con tutta me stessa alla speranza di un nuovo farmaco, una nuova cura, un nuovo medico, e sono rimasta delusa cosí tante volte, che non mi son voluta illudere di nuovo. Ad ogni speranza delusa era come se tornassi indietro nel tempo, al giorno della mia prima diagnosi di sindrome di sjogren. Da quel giorni ho sempre vissuto con questo marchio, una spada di damocle che pende sulla tua testa e firma un patto di fedeltá: sarò sempre al tuo fianco, non me ne andró mai. Questa era la mia condanna a morte, quel cappio invisibile che per 17 anni mi ha strozzata ogni volta abbia provato a fare un passo in più, per ricordarmi che lei, la Stronza, non mi avrebbe lasciata, aveva scelto me come vittima sacrificale da torturare e non potevo farci niente, se non sedermi accanto a lei e limitare il mio spazio vitale alla lunghezza del suo guinzaglio.

Mi ha prescritto 25 gocce di fm2 e 5 di bedrocan, non sempre ho rispettato le indicazioni terapeutiche, ma non ho mai smesso di assumere cannabis terapeutica in questi mesi.

Oggi, 8 aprile 2017, sono passati 3 mesi e questa corda si è spezzata.

Non credo in Dio, ma lei, dottor Poli, ha fatto un miracolo, e mi ha fatto il regalo più bello che potessi ricevere, la mia vita. Non lo dimenticherò mai, ho bisogno di abbracciarla. Tutta la vita ad aspettarla, e poi lei, The Man, è arrivato e mi ha salvata.

Sto scrivendo queste parole in lacrime,  per la prima volta sono lacrime di gioia, non sprecherò questa seconda possibilitá, ho bisogno di aiutare gli altri, tutti quei malati che stanno ancora aspettando che qualcuno tenda loro una mano, e non hanno ancora trovato il Loro Uomo. Tutti i soldi del mondo non basterebbero per ringraziarla di tutto ciò che ha fatto per me, le devo letteralmente la vita e in cambio le offro la mia, per aiutarla con la ricerca, la sperimentazione e la testimonianza a quei pazienti che hanno bisogno di me. Non appena ricomincerò a lavorare, tutti i fondi non necessari alla mia sussistenza saranno devoluti alla sua ricerca.
Oggi, 8 aprile 2017, Giulia Basile non ha 31 anni, ma è appena nata e inizia la sua nuova vita. Non finirò mai di ringraziarla.

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