Tratto da una vera storia di vera vita vissuta veramente:

Il pallone gonfiabile che spara la gente – I believe i can fly/Non ho l’età

Ci sono cose che si fanno da ragazzi, quando sei un ragazzo sei incosciente come un gattino che va rompere il cazzo a un cane mentre mangia, ti può andare bene, ma ti può anche andare male e muori, ma non ti interessa, specie se sei mezzo ubriaco. Da ragazzi si fanno tante cose idiote, fa parte dell’età, poi si cresce e a forza di farsi male e rischiare la vita si capisce che è meglio preservarsi… ecco io per qualche strano processo cognitivo incompiuto, deficito dell’istinto di sopravvivenza e quindi persevero in attività che nel migliore dei casi mi procurano danni fisici passeggeri.

Qualche giorno fa mi trovavo in Croazia; in compagnia di tre individui con problemi mentali di varia natura, si decide di andare in una spiaggia dal nome impronunciabile chiamata Zrce. Zrce è un luogo curioso, una piccola baia con acqua cristallina e 5 discoteche a cielo aperto che sparano musica a tuono di continuo. L’età media dei frequentatori di questo luogo ameno è di 20-22 anni e passano il tempo a prendere il sole, ballare e cercare di sfasciarsi di alcool il più possibile. Insomma è un bel posto anche se i 22 li hai passati da qualche anno, specie per l’alcool che costa cifre ridicole. Oltre a questo ci sono varie attività ludiche come moto d’acqua, vari trascinamenti tramite motoscafi, bungie jumping e questo pallone gonfiabile di cui vi parlerò.

Noi quattro siamo chiaramente fuori posto, siamo tutti e quattro praticamente degli alcolisti, ma a parte questo è evidente che non siamo considerati parte della marmaglia, lo capisco chiaramente in un’occasione, quando disteso sulla spiaggia merdosa fatta di ciottoli, mi arriva addosso un sassolino scaturito dal combattimento simulato di due tizi italiani (lì erano in gran parte italiani grazie a non so quale evento stronzo organizzato da Scuola Zoo), mi giro e dico a uno dei due: “Mi è arrivato addosso un sasso”, il tipo sulla 20ina mi guarda, io lo guardo, ed evidentemente capisce che io non appartengo al suo mondo, quindi invece di rispondere e ingaggiare una bella smanacciata, mi dice: “Scusi” e se ne va, SCUSI mi dice, con la I, non con la A. Che pezzo di merda.

Comunque torniamo al nostro pallone gonfiabile, che dista qualche decina di metri dal punto in cui stazioniamo. In sostanza l’attrazione consiste nel posizionarsi sull’estremità e farsi sparare in aria da due che si buttano dal lato opposto. La gente viene proiettata ad altezze sufficienti per farsi male nella caduta, quindi decido che lo devo fare.

Mi rivolgo ai due maschi del gruppo che per uno scherzo del destino si chiamano Suoranna e Danny e gli dico: “Quella roba la dobbiamo fare”, il loro tasso alcolemico è tale che mi domando se riconoscano la persona che gli sta parlando, prendono una sorsata da un cocktail a base di benzina avio e rispondono “Ok”. Il terzo componente è una femminuccia chiamata Maldicosa e si sa che queste cose le ragazze non le fanno, non tanto per mancanza di coraggio (anche perché la signorina in questione avendo accettato di venire in vacanza con noi, è chiaro che non difetti in questo), ma perché è matematico che dopo l’impatto con l’acqua la parte superiore del costume vada dispersa all’istante e in una spiaggia come quella girare bocce al vento potrebbe rivelarsi fatale.

Ci avviamo dunque baldanzosi alla piattaforma di lancio, saliamo le prime scale e troviamo davanti a noi un tizio preposto allo smistamento degli aspiranti suicidi. Si tratta chiaramente di un lavoro di grande responsabilità e che richiede un certo livello di cultura, e non a caso questo signore probabilmente è stato messo lì dai servizi sociali in attesa di rientrare in carcere la sera, sarebbe perfetto come arbitro in un combattimento di cani, o anche come combattente. Gli dico: “Devo fare il salto”, alza il braccio e indica la piattaforma per l’accesso a sto pallone gonfiabile del cazzo: “Grazie gentilissimo”. Suoranna con grande spavalderia gli dice che lui e Danny saranno la forza propulsiva, il distinto signore indica col braccio altre scale, e nel frattempo, con grande garbo, fa notare al gruppo prima di noi che le sue dettagliate istruzioni non erano state recepite: “Ho qui botilia ancora intera per vostre teste di cazo”.

Sta di fatto che arriva il mio turno, mi butto su sto pallone e con una fatica inumana riesco ad arrivare al bordo, mi posiziono e nei pochi secondi che mi separano dal salto penso alle varie evoluzioni che avrei compiuto in volo, l’idea è quella di compiere un paio di capriole in avanti e giungere all’impatto con l’acqua di testa. Mi immagino le urla ammirate delle ragazzine, le pacche sulle spalle dei ragazzi mentre giungo in spiaggia, è tutto calcolato e so che dopo quel salto sarò eletto Re di Zercè. Per immortalare il gesto atletico e diventare una star di Youtube incarico Maldicosa di riprendere la prestazione. Lei mi guarda come se le avessi chiesto dei soldi per averle pulito il parabrezza della macchina con del letame, ma comunque per compassione accetta.

Da circa quattro metri Suoranna e Danny si buttano sul pallone gonfiabile, la forza propulsiva è rilevante anche per via delle fisicità dei due debosciati, in particolare quella di Danny, che grazie alle sue ossa grosse supera i 100Kg.

Prima di capire cosa cazzo stesse succedendo mi trovo a 5 metri buoni d’altezza, completamente scoordinato, è chiaro che si sta consumando una tragedia e cerco di riprendere l’assetto, ma riesco solo a muovere una gamba e un braccio come se mi stessi agitando nel sonno. Arrivo all’appuntamento col mare sul fianco destro, l’acqua sa essere severa con chi è scoordinato e con me lo è stata. Esco dolorante nell’indifferenza della folla, nessuna ragazzina adorante, nessuna pacca sulla spalla, solo io e la consapevolezza che quando non sarò più un ragazzo certe cose non le potrò più fare.”

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2 pensieri riguardo “Il pallone gonfiabile che spara la gente – I believe i can fly/Non ho l’età

  1. Mi piace una cifra fare cazzate assolutamente inadatte alla mia età. Tipo che mi sarei buttata anche io su quel pallone, con addosso un costume adeguato. Tipo che una settimana fa a quarantasei anni suonati mi son comprata un delfino gonfiabile da quasi due metri che mi son portata a spasso per le Cicladi a traino di una barca a vela. Delfino che è stato cavalcato in più di una occasione.

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