Una domenica di giugno.

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Un mare di verde.

Giganti nel cielo.

Carne viva tutt’attorno.

Ed io, sopravvissuto a cosa?
Seduto qui a terra, ancora.

Come gocce di sole in una città di spettri.

A raccontarmela.

Mentre una rivoluzione sta li, sulle altalene con gli occhi del mondo.
Mentre sembra che tutto sia perso e vacillo malgrado parole, malgrado intenzioni, malgrado attenzioni.

Resta un’abile resa?

É un tempo, questo, che non sa di niente.
È un tempo in cui cercare quel tempo che ci apparteneva.

Vago per giorni.
Attraverso silenzi duri come pietre.

Oggi sto bene.

Oggi mi sento come il soffitto di una chiesa bombardata.

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3 thoughts on “Una domenica di giugno.

  1. Anche dopo uno scoppio violento, a pezzi, disperati e senza meta, anche in quel momento saremo in grado di riprendere ogni filo e ricucire le toppe, poi nascerà una nuova pelle e rigenerati ci sveglieremo e sarà domani.
    Inevitabile e null’altro possiamo fare.
    Ricostruire anche ciò che noi stessi abbiamo distrutto, devastato, calpestato.
    Il vuoto si colmerà anche di domande, ma si colmerà di desideri e ci alzeremo.

    Mi piace

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